Dal 31 marzo scatta l’obbligo per le imprese di stipulare una polizza contro calamità naturali come alluvioni, terremoti e frane. Un provvedimento che, almeno sulla carta, mira a garantire la continuità aziendale e ridurre il peso economico sui conti dello Stato in caso di disastri. Tuttavia, a pochi giorni dalla sua entrata in vigore, le aziende si trovano davanti a più dubbi che certezze.

E quindi? Si rimanda ancora la sottoscrizione di polizza catastrofali? (leggi più sotto)

💰 Premi assicurativi elevati, soprattutto per le PMI
Uno degli aspetti più critici riguarda i costi: chi stipulerà una polizza nelle prime fasi, quando il meccanismo della mutualità non sarà ancora a regime, rischia di pagare premi assicurativi molto elevati. In alcune aree più esposte a rischi naturali, si parla di cifre che possono arrivare a decine di migliaia di euro anche per imprese di piccole dimensioni. Una spesa che, in un momento già complesso per il tessuto produttivo, potrebbe mettere in difficoltà molte realtà.

⚠️ Troppe incertezze sull’applicazione della norma
Oltre ai costi, mancano ancora dettagli fondamentali su come il provvedimento sarà applicato. Non è chiaro, ad esempio:
✅ Quali saranno i criteri per la determinazione dei premi?
✅ Quali obblighi di mitigazione del rischio saranno imposti alle imprese?
✅ Le aziende senza copertura perderanno l’accesso a incentivi pubblici e fiscali?

Senza risposte precise, diventa difficile per gli imprenditori fare scelte consapevoli e pianificare investimenti in sicurezza.

Perchè si parla di un nuovo rinvio delle polizze catastrofali?

📌 Perchè Confindustria chiede una proroga di almeno 90 giorni
Secondo il vicepresidente di Confindustria Angelo Camilli, il decreto attuativo è stato pubblicato solo il 28 febbraio, senza alcun coinvolgimento delle imprese nella fase di definizione. “Non siamo contrari al principio della mutualità“, afferma, “ma un obbligo di questo tipo deve essere chiaro e sostenibile“. Per questo motivo Confindustria ha chiesto al Ministero una proroga di almeno tre mesi, oltre all’apertura di tavoli tecnici per chiarire gli aspetti più critici della normativa.

🏗️ Messa in sicurezza del territorio: chi paga?
Un altro punto fondamentale riguarda gli investimenti per la riduzione del rischio idrogeologico. Confindustria propone che il gettito fiscale derivante dalle polizze venga destinato a interventi di prevenzione, per evitare che le sole imprese si facciano carico dei costi legati alla fragilità del territorio. Senza misure strutturali, il rischio è che le aziende inizino a delocalizzare per evitare di pagare premi insostenibili, con un impatto pesante su alcune aree del Paese.

Al momento, le risposte sono poche e i dubbi molti. Un provvedimento con obiettivi condivisibili rischia di trasformarsi in una tassa occulta per le imprese, senza reali benefici per la sicurezza del Paese. La proroga richiesta da Confindustria sarebbe il minimo per permettere alle aziende di adeguarsi senza traumi.